So you wanna be a Rock ‘n’ Roll Star? Well no, I’d rather be a Chemist

chimica
Chimica. Qualcosa di cui non possiamo vivere senza. // Photo by: Sarah Pflug

Qualche giorno fa stavo ascoltando la famosa cover di Patti Smith di So You Wanna Be a Rock ‘n’ Roll Star dei Byrds e riflettevo sulla loro ricetta per il successo:

So you want to be a rock and roll star?
Then listen now to what I say
Just get an electric guitar
Then take some time and learn how to play

Mi sono ricordata di quando ero piccola e volevo davvero iniziare una carriera nella musica… Poi ho preso atto di essere una frana con la chitarra e ho lasciato perdere.
Una volta finito il liceo invece avrei voluto studiare architettura, perché mi è sempre piaciuto dare forma alle idee sulla base di determinati parametri. Ma facevo parte dell’universo di individui matematicamente ignoranti, così come ne faccio parte ancora oggi (ma sto rimediando).

Crescendo, però, ho trascurato una cosa importantissima: non ho mai badato alla mia naturale inclinazione nerd. C’è poco da fare, è così. Me ne sono resa conto dopo aver constatato che:
1. non riesco ad intrattenere una conversazione che esuli dai miei interessi
-> chi mi conosce può confermare quante volte cerco di infilare Star Trek nei discorsi. E poi, insomma, adoro Star Trek, ho già detto tutto.
2. ho una cerchia di amicizie molto ristretta
-> diciamo pure ristretta a due persone – non supero i 20 amici nemmeno su Facebook.
3. trovo scienza e tecnologia particolarmente intriganti.

L’unica cosa che mi manca per diventare veramente degna di essere etichettata come nerd è la competenza scientifica.
Se l’avessi capito prima, probabilmente avrei potuto fare di una mia passione una professione… Ma ahimè, da adolescente preferivo giocare a The Sims piuttosto che ammirare il cielo stellato (o guardare Star Trek, esperienza altrettanto formativa).

Adesso sogno di vedere la Terra dallo spazio e di iscrivermi di nuovo all’università per studiare chimica.
O astrofisica.
Ma chimica come prima scelta, perché voglio pastrocchiare. In più, oltre ad essere interessanti, certi esperimenti sono così spettacolari che li trovo quasi commoventi. Tipo il giardino chimico o l’orologio allo iodio, una delle mie reazioni preferite. Per non parlare di tutte quelle che terminano con un BANG!
E poi credo sia la materia scientifica -con meno matematica- più vicina alla fisica quantistica (disciplina tanto affascinante quanto incomprensibile).
E a dirla tutta, chimica mi è sempre piaciuta, anche a liceo.
Ho cercato di studiarla da autodidatta un paio di anni fa ed è stato bellissimo, ho riscoperto cose che avevo dimenticato e ne ho imparate altre che non avrei mai nemmeno immaginato.

Però, a differenza di altre materie che si possono affrontare senza frequenza obbligatoria all’università, la chimica richiede di mettere le mani in pasta, ed è possibile solo partecipando ai laboratori (che sono giustamente d’obbligo).
Ma a 30 anni con un lavoro full time per me è ormai impossibile pensare di iscrivermi ad un corso di laurea che richieda la mia presenza fuori dall’ufficio – quindi addio al mio sogno di diventare la nuova Marie Curie.

Oppure no?

Su Nature ho trovato un articolo interessante dal titolo ‘Career change: It’s never too late to switch’ – a quanto pare qualcuno ce l’ha fatta: Stuart Firestein può vantare nel suo curriculum 20 anni di carriera teatrale e al tempo stesso diversi ruoli di prestigio alla Columbia University come Professore di Biologia. E si è laureato a 40 anni.
L’articolo cita anche altri casi ma questo mi sembra il più lampante. Il suo successo è replicabile oppure è l’eccezione alla regola?

Secondo me la realtà è che tutti questi sogni si riducono al sottotitolo:

With willpower and suitable financial means, you can start a science career at any age.

Esatto, Nature, l’hai detta: “adeguata disponibilità finanziaria”. Perché la forza di volontà c’è eccome.

Da una parte provo un po’ di amarezza perché credo che riuscirò ad apprendere come si deve la chimica soltanto in un’altra vita.
D’altro canto però sono sicura che se dovessi iniziare adesso, affronterei gli studi con più dedizione, perché a differenza della mia prima carriera universitaria (che comunque è andata bene) non avrei l’ansia di finire il prima possibile per trovare un posto di lavoro.
Una seconda laurea nel mio caso sarebbe una scelta puramente dettata dalla sete di sapere. La scienza per la scienza.

Si cambia, nuove passioni nascono con la scoperta e la curiosità. Sarebbe bello che le nostre vite potessero adattarsi a ciò che ci rende più ispirati.
In fondo tutte le migliori scoperte sono sbocciate da un germoglio di curiosità.

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