Moon di Duncan Jones: un nuovo classico del cinema di fantascienza

Una recensione ‘no spoiler’ di Moon, opera prima del regista Duncan Jones. Un film ispirato ai classici del cinema di fantascienza e finito col diventare un cult del nuovo millennio.

Se prima di guardare Moon mi avessero detto che è il primo lungometraggio di un regista esordiente, ricco di rimandi ai classici del cinema di fantascienza, tra i quali il magnifico 2001: Odissea nello Spazio… Probabilmente l’avrei snobbato.
Ho il preconcetto (a volte anche fondato, siamo onesti) che un capolavoro sia intoccabile, e remake o tributi non aggiungano nulla di più.

Invece Moon è una sorpresa: dimostra che si può attingere a piene mani da opere vicine alla perfezione e creare qualcosa di originale e interessante.

Al giovane regista Duncan Jones va il merito di aver reso omaggio con rispetto ed eleganza perfino ad un indiscutibile maestro come Stanley Kubrick, dando vita ad un nuovo cult del cinema di fantascienza.

Trama

L’umanità ha finalmente trovato un modo di produrre energia pulita e sicura su scala globale. Per generarla è necessario Elio-3, presente in abbondanza sulla superficie lunare ma non sulla Terra.
L’approvigionamento di questo prezioso elemento dipende da un solo uomo sulla Luna: Sam Bell è un astronauta in servizio sulla base della Lunar Industries, e la sua routine quotidiana prevede la raccolta e la spedizione dei contenitori pieni di Elio-3.
Nello svolgimento delle mansioni, Sam può contare su Gerty, un computer dotato di intelligenza artificiale che oltre ad essere un fidato aiutante, è anche la sua unica compagnia.
Per l’immensa gioia di Sam, la sua permanenza sulla Luna sta per terminare. Dopo tre anni passati in quasi totale solitudine, non vede l’ora riabbracciare moglie e figlia sulla Terra.
Ma un incidente lo metterà faccia a faccia con se stesso…

Fantascienza adulta

I temi del film sono forse più per adulti, ma è il tipo di fantascienza che non veniva fatto da un po’, e spero ci sia un pubblico per questo.

il regista Duncan Jones, presentando Moon al NASA’s Space Center Huston

Se ripercorriamo il cinema di fantascienza dell’ultimo decennio, è facile che ci vengano in mente diversi blockbuster – film pensati per un pubblico di grandi e piccini e fortemente orientati all’azione.
Ecco, Moon non fa parte questo tipo di intrattenimento: qui siamo ben distanti da rincorse di navette spaziali e sparatorie con armi laser.

Duncan Jones ha ragione quando afferma di aver creato un’opera di cui si è sentita un po’ la mancanza negli ultimi anni: Moon è ricco di elementi che stuzzicano noi amanti della fantascienza più introspettiva, filosofica e psicologica.

Il film sfrutta nel migliore dei modi la capacità, tipica del genere fantascientifico, di farci riflettere su questioni esistenziali – in questo caso, mentre assistiamo alla solitudine di un individuo catapultato sulla Luna, con l’unica compagnia di un computer e di… se stesso.

Un omaggio al futuro passato

L’amore di Duncan Jones per i grandi cult del passato è evidente nella forma e nella sostanza di Moon.

Il modo in cui è stato girato ci porta indietro di qualche decennio: l’ambientazione principale è stata ricreata in studio e alcune scene realizzate con modellini in scala, come si usava negli anni ’70 e ’80.
Per essere un film di fantascienza prodotto nel nuovo millennio, la computer grafica è ridotta al minimo e dosata in maniera veramente raffinata. Una scelta dettata in buona parte da esigenze di budget (il film è costato solo 5 milioni di dollari*) che al tempo stesso rende la fotografia molto suggestiva e materica, come non eravamo più abituati a vederla.


* durante un’intervista Duncan Jones ha orgogliosamente fatto presente che Sunshine, altro film indipendente, è costato 50 milioni di dollari.

L’eco di opere come 2001: Odissea nello Spazio, 2002, La Seconda Odissea e Atmosfera Zero (giusto per citare le principali) risuona per tutto il film, ma conduce lo spettatore verso colpi di scena ben studiati.
Moon ripercorre la strada tracciata dai suoi predecessori anche nei temi affrontati: concetti quali lo sfruttamento dell’individuo, il ruolo dell’intelligenza artificiale, la solitudine in un ambiente ostile (e altri che non svelerò) risultano ben combinati e affrontati con l’adeguata serietà – senza mai prendersi troppo seriamente. Ecco che quando meno te lo aspetti, una battuta ironica alleggerisce il dramma.

Ma un bravo regista non può prendersi tutto il merito del successo di un film, ed è nei dettagli che emerge il lavoro di squadra. Oltre a regia e fotografia, l’anima rétro di Moon è rafforzata dalla cura di ambientazioni e costumi, in cui si nota la ricerca di una credibilità scientifica degna della migliore tradizione hard science fiction.
Il tutto si amalgama meravigliosamente con l’atmosfera evocata dalla colonna sonora, tanto perfetta per gli interni pressurizzati, quanto per le desolate lande lunari.

Infine, una menzione d’onore va all’attore Sam Rockwell, che interpreta splendidamente le varie sfaccettature di Sam Bell e senza il quale questo film non sarebbe forse mai nato.
Il regista ha più volte dichiarato di aver scritto Moon appositamente per Rockwell, e tutt’oggi Duncan Jones non perde occasione di ricordare quanto determinante sia stata la recitazione nella buona riuscita del film.

Che vi piaccia o meno la fantascienza, Moon è da vedere

Se amate il cinema, la fantascienza, e per qualche strano motivo non avete ancora visto Moon, state pur certi che vi piacerà.
I fan della sci-fi di lunga data riconosceranno chiaramente le citazioni di film più celebri, ma la bravura del regista sta proprio nell’aver -davvero- reso omaggio a classici e cult senza scimmiottarli né scopiazzarli – anzi, creando qualcosa di originale.

Se invece non amate particolarmente il genere fantascientifico ma volete suggerimenti su un bel film da guardare questa sera, Moon è anche per voi: è ben girato e contiene la giusta dose di dramma e temi importanti su cui riflettere, con in più qualche chicca divertente.

Personalmente ho adorato Moon dalla prima visione, e nel 2009 non ero ancora una nerd interessata alla fantascienza. A distanza di dieci anni dalla sua uscita, è un film che rimane nel cuore.

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