Space Rock: la mia playlist

Space Oddity by Chris Hadfield on ISS. Space Rock.
Una chitarra ‘floating in the most peculiar way’ a bordo della ISS // Chris Hadfield, Youtube

Lo Space Rock è un genere musicale a me particolarmente caro.
Mi piace dargli la definizione di Rock psichedelico immerso in atmosfere spaziali.

È la sensazione che ho quando ascolto canzoni Space Rock: suoni che ti fanno dimenticare la forza di gravità e ti portano in alto, sopra le nuvole, oltre l’atmosfera terrestre, nel buio dello spazio contrastato dalla luce di milioni di stelle… Viaggi lontano, veloce, ogni tanto passi vicino a qualche pianeta e le sue lune; a volte immagini di osservarle dall’oblò della tua navicella, altre ti sembra di non indossare nemmeno la tuta spaziale e avere intorno a te soltanto spazio infinito e musica nel silenzio assoluto.

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1. Astronomy Domine – Pink Floyd

Sicuramente una delle canzoni più rappresentative del genere Space Rock. È la traccia di apertura di The Piper at the Gates of Dawn, l’album dei Pink Floyd che preferisco in assoluto (sì, anche più di The Dark Side of the Moon).

Non fosse che la canzone è del 1967, mi sembrerebbe scritta per il viaggio interstellare delle sonde Voyager, che invece hanno lasciato la Terra per sorvolare Jupiter and Saturn, Oberon Miranda and Titania soltanto dieci anni dopo (per la precisione, Voyager 2 è l’unica ad essere passata dalle parti di Urano e delle sue lune Oberon, Miranda e Titania).

2. Space Oddity – David Bowie

Se oggi sono appassionata di astronomia, lo devo a Space Oddity.
Bellissima, bellissima canzone – non solo per il genere Space Rock: dovrebbe essere patrimonio dell’umanità. Sarebbe stata più che degna di essere inclusa nel Golden Record.

Space Oddity uscì l’11 luglio 1969, giusto in tempo per essere utilizzata dalla BBC come colonna sonora per lo sbarco dell’uomo sulla Luna del 20 luglio ’69. L’album omonimo uscirà poi nel novembre dello stesso anno.

Una curiosità: la cover dell’astronauta Chris Hadfield è stata il primo video musicale girato nello spazio, mentre era a bordo della Stazione Spaziale Internazionale.

3. Interstellar Overdrive – Pink Floyd

Il titolo non poteva essere più azzeccato: è impossibile non immaginarsi a bordo di un’astronave che sfreccia a velocità curvatura! Consiglio di ascoltarla in auto di notte, magari senza luci a illuminare la strada, meglio ancora se durante una nevicata con gli abbaglianti accesi… A me è capitato e mi sembrava di aver fatto un salto nell’iperspazio.

Trovo che la band sia stata molto abile a domare tutti questi suoni ordinatamente caotici: l’impressione è che si susseguano proprio come l’evolversi di un’avventura interstellare.
Come Astronomy Domine, anche Interstellar Overdrive fa parte di The Piper at the Gates of Dawn del ’67 – per quanto mi riguarda sarebbero bastate queste due canzoni a renderlo epico, ma anche gli altri pezzi non scherzano.

4. 2000 Light Years from Home – The Rolling Stones

Difficile associare i Rolling Stones allo Space Rock, ma questo brano rientra nel genere.
Trovo sia un bell’intreccio di universo psichedelico e atmosfera spaziale che fa la sua figura in Their Satanic Majesties Request del ’67, l’album in cui è contenuta.
È anche uscita come B-side di una canzone che mi mette gioia ogni volta che la ascolto: l’incantevole e ben più celebre She’s a Rainbow.

A quanto pare Mick Jagger scrisse 2000 Light Years from Home mentre era in prigione per essere stato beccato con qualche polverina magica.
Mi pare quasi di immaginarlo, tutto solo, ancora sotto certi strani effetti, che spera di tornare a quella libertà che deve essergli sembrata distante 2000 anni luce.

5. Echoes – Pink Floyd

Oltre ad essere una canzone meravigliosa, Echoes ha una particolarità che trovo davvero intrigante: è curiosamente sincronizzata con la parte intitolata “Giove e oltre l’infinito” di 2001: Odissea Nello Spazio. Vedere per credere:

E a quanto pare, no, non è voluta!
A tal proposito ho fatto un po’ di ricerca e ho trovato questo articolo interessante (in inglese) dal titolo Investigating the myths around the ‘2001’-Pink Floyd connection.
È una coincidenza alquanto singolare, soprattutto se consideriamo che il film è del 1968 ed Echoes è uscita pochi anni dopo (nel 1971 con l’album Meddle).
Eppure, nonostante ci fossero stati contatti tra Stanley Kubrick e Roger Waters per altri progetti, non ci sono prove per dimostrare che i Pink Floyd siano stati chiamati a collaborare per 2001: Odissea nello Spazio, né che abbiano composto Echoes con l’intento di sincronizzarla con “Giove e oltre l’infinito”.

6. Spacelab – Kraftwerk

Ero convinta di vedere diversi video della ISS con Spacelab come colonna sonora, ma su YouTube non c’è nulla – ci sono rimasta male!
In realtà però ne ho trovato uno con riprese reali della prima missione dello Space Shuttle con il vero Spacelab.
Secondo me la canzone è perfetta con queste immagini.

Spacelab fa parte del famoso, fantascientifico album The Man Machine del 1978.

7. Set the Controls for the Heart of the Sun – Pink Floyd

Lo so, c’è una ridondanza di Pink Floyd nella mia playlist, ma nel loro repertorio c’è abbondanza di Space Rock.
Set the Controls for the Heart of the Sun è contenuta nel secondo album A Saucerful of Secrets, uscito nel ’68.

Ogni volta che la ascolto immagino seriamente di essere a bordo di un’astronave diretta verso il Sole per una missione importante (e mi metto a ridere da sola).
Mi ricorda anche un film che ho visto qualche anno fa: Sunshine, a mio giudizio partito bene ma con un finale non all’altezza.

8. Master of the Universe – Hawkwind

Sono venuta a conoscenza di questo brano grazie a Spotify ed è stata una piacevole sorpresa – devo senz’altro approfondire gli Hawkwind e vedere quali album spaziali hanno in repertorio oltre a In Search of Space (1971), di cui appunto fa parte Master of the Universe.

Musicalmente mi ricorda vagamente Interstellar Overdrive, seppur con atmosfere più cupe. Anche il breve testo contribuisce a questa visione, affrontando il lato più oscuro del sentirsi al centro dell’universo.

9. Rocket Man – Elton John

Questa malinconica canzone spaziale mi piace molto.
È più o meno sullo stesso filone di Space Oddity, infatti le due hanno in comune lo stesso produttore: Gus Dudgeon, che ha prodotto molti album di Elton John incluso l’intero Honky Château del 1972, in cui è presente Rocket Man.

Nonostante il senso di solitudine che trasmette, immaginare quel povero astronauta da solo nello spazio mi mette pace.

Sono particolarmente legata a questa canzone anche perché era il brano post-concerto del 360° Tour degli U2 e le note di Rocket Man fanno riemergere parecchi ricordi di quelle serate in compagnia di tante belle persone.

10. Across the Universe – The Beatles

Forse non può definirsi Space Rock, ma il senso di infinito che evoca la rendono parte della mia playlist ad honorem.

Ho letto da qualche parte che John Lennon riteneva fosse il testo più poetico che abbia mai scritto.
Caro John, non so se sia il più poetico in assoluto, ma ti dirò che sono innamorata di questi versi, perché mi ci immedesimo quando guardo le stelle attraverso il telescopio:

Images of broken light which dance before me like a million eyes

They call me on and on across the universe…

Per me rimane il pezzo più bello di Let It Be. Provo un po’ di nostalgia a pensare che i Beatles ci hanno salutato con quest’album nel 1970.

D’altro canto, mi rende felice sapere che Across the Universe in questo momento sta davvero viaggiando attraverso l’universo!
È stata trasmessa dalla NASA il 4 febbraio 2008 in direzione della Stella Polare per celebrare ben 4 anniversari: i 40 anni della canzone, i 50 anni della fondazione della NASA e del lancio del primo satellite statunitense Explorer 1 e i 45 anni del Deep Space Network, il sistema di telecomunicazioni utilizzato per le missioni nello spazio profondo (le sonde Voyager di cui parlavo prima comunicano attraverso il DSN. Il loro segnale è 20 miliardi di volte più debole di un comune orologio da polso digitale!).

Lo stesso Paul McCartney ha mandato un messaggio alla NASA per congratularsi:

Fantastico! Ben fatto, NASA! Salutatemi gli alieni.
-Sir Paul McCartney

Quindi, alla fine, la canzone è letteralmente Space Rock!


Adoro quando Arte e Scienza si uniscono.
Prima di scrivere questo post non mi ero mai soffermata su quanto la corsa allo spazio abbia influenzato la musica degli anni ’60 e ’70.

Ci sarebbero tante altre canzoni a tema spaziale da prendere in considerazione e in tal senso David Bowie meriterebbe un saggio a parte…

Ma ditemi, quali sono i brani che secondo voi non devono assolutamente mancare in una playlist Space Rock? Fatemi sapere nei commenti!

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