Earthrise – La foto che ci regalò una nuova visione della Terra

Sono passati 50 anni dallo scatto di Earthrise, la fotografia del sorgere della Terra oltre l’orizzonte lunare catturata dall’astronauta William Anders il 24 dicembre 1968, durante la missione Apollo 8.

La vigilia di Natale di 50 anni fa, tre astronauti stavano orbitando la Luna a bordo della loro navicella spaziale.

La missione Apollo 8 era iniziata tre giorni prima, il 21 dicembre 1968.
Quella mattina, Frank Borman, James Lovell e William Anders erano saliti a bordo del razzo Saturn V che li avrebbe portati ad essere i primi uomini a lasciare l’orbita bassa terrestre e i primi ad essere catturati dalla gravità di un corpo celeste diverso dalla Terra.
E per la prima volta, tre esseri umani avrebbero ammirato il lato nascosto della Luna con i loro stessi occhi. 

Ma, come se non bastasse, le cose si sarebbero fatte ancora più interessanti.
Avrebbero assistito anche ad un altro fenomeno che nessuno aveva mai osservato prima: il sorgere della Terra oltre l’orizzonte della Luna.
Noi non-astronauti probabilmente non vedremo mai uno spettacolo simile, ma siamo stati fortunati! William Anders riuscì a catturare quel momento (quasi per caso) con una fotografia chiamata Earthrise, che ancora oggi è considerata uno degli scatti più memorabili della storia dell’umanità.

L'astronauta William Anders scattò questa fotografia chiamata Earthrise il 24 dicembre 1968, durante la missione Apollo 8
Earthrise – fotografia del sorgere della Terra oltre l’orizzonte lunare, scattata dall’astronauta William Anders durante la missione Apollo 8. | Credit: NASA
Prima di manifestare tutto il mio amore per questa fotografia, però, vorrei concentrarmi brevemente sulla storia della missione Apollo 8.
È una storia di pionieri e di conquiste apparentemente impossibili, che aggiunge valore alla bellezza dell’immagine e ci fa davvero riflettere su cosa stiamo guardando.

Quando gli USA scelsero di andare sulla Luna

Durante gli anni ’60, gli Stati Uniti d’America avevano una spasmodica fretta di raggiungere la Luna entro la fine del decennio.
La sfida era stata lanciata nel 1961 dallo stesso presidente Kennedy, e ufficializzata durante il suo famoso discorso “Scegliamo di andare sulla Luna”.

Scegliamo di andare sulla Luna in questa decade e di fare altre cose, non perché sono facili! Ma perché sono difficili.

John Fitzgerald Kennedy, 12 settembre 1962

Il Presidente aveva ovviamente omesso di dire che lo sbarco sulla Luna aveva anche (e soprattutto) lo scopo di stabilire il primato degli USA nella corsa allo spazio – una corsa che l’Unione Sovietica stava gloriosamente vincendo.

Fino a quel momento, l’URSS poteva vantare di aver lanciato in orbita terrestre il primo satellite artificiale (lo Sputnik 1, partito il 4 ottobre 1957) e il leggendario Jurij Gagarin, che il 12 aprile 1961 divenne il primo uomo nello spazio.
Gli Stati Uniti, invece, sembravano destinati a diventare gli eterni secondi.
Il primo satellite statunitense, l’Explorer 1, aveva finalmente raggiunto l’orbita terrestre soltanto il 31 gennaio 1958.
E se Alan Shepard verrà ricordato come il secondo uomo nello spazio, spetta a John Glenn il titolo di primo americano ad orbitare la Terra, quasi un anno dopo Gagarin.

Dopo la conquista dell’orbita bassa terrestre da parte dei russi, la Luna rappresentava il traguardo successivo, nonché l’unica possibilità per gli Stati Uniti di superare l’Unione Sovietica nella corsa allo spazio.
Per come stavano le cose al di là dell’Atlantico, però, essere i primi a mettere piede sul suolo lunare non sembrava solo una cosa difficile, ma quasi impossibile.

Breve storia della missione Apollo 8

Il sogno di andare sulla Luna ha il merito di aver dato un’enorme spinta allo sviluppo dell’allora neonata NASA, e con lei ai progetti Mercury, Gemini e Apollo – rispettivamente il primo, secondo e terzo programma spaziale statunitense con equipaggio, che prevedeva un uomo a bordo nel caso di Mercury, due per Gemini e tre per Apollo.

I tre progetti si erano susseguiti con discreti successi e qualche grave insuccesso, il peggiore dei quali fu la morte dell’intero equipaggio durante un test dell’Apollo 1.
Andare nello spazio è tutt’ora difficile, e cinquant’anni fa lo era sicuramente di più.
Erano gli anni dei pionieri, in cui molte cose erano del tutto imprevedibili, e quelle prevedibili non sempre andavano secondo i piani.

Il lancio di Apollo 8

Come per le missioni precedenti, anche la preparazione al lancio dell’Apollo 8 era stata piuttosto travagliata.
Nell’aprile del 1968, diversi test del razzo Saturn V erano falliti per problemi seri, tra i quali tre avarie motore. Lo studio della soluzione era andato avanti per tutta l’estate e conclusosi il 18 dicembre, tre giorni prima del lancio.
Il 21 dicembre 1968, tre astronauti stavano per partire su un veicolo spaziale che aveva terminato gli ultimi test soltanto il giorno precedente.
Lo stesso equipaggio credeva che la probabilità di buona riuscita della missione non potesse superare il 50%.

Per fortuna, il lancio era andato incredibilmente bene e (a parte un lieve ritardo sulla tabella di marcia) il Saturn V aveva fatto il suo dovere, sganciando i suoi tre stadi nei tempi e modi corretti.
Dopo poco meno di due giorni e otto ore dal decollo, i tre astronauti a bordo del solo modulo Apollo erano entrati in orbita lunare.

Apollo 8 era una tappa fondamentale nello sviluppo dell’intero progetto. Oltre a verificare la fattibilità del viaggio di andata e ritorno per la Luna, il compito dell’equipaggio era di trovare un sito ideale per l’allunaggio vero e proprio. Per farlo, avrebbero orbitato la Luna dieci volte, con lo scopo di fornire un reportage fotografico di ciò che vedevano.

Una volta giunti a destinazione e catturati dalla gravità della Luna, però, gli astronauti non sembrarono particolarmente ammaliati dalla visione.
Come da programma, avevano passato le prime tre orbite a fotografare la superficie, definita da Borman “una vasta, desolata, ostile distesa di nulla”.

Poi, ecco apparire una biglia di marmo blu oltre il grigio orizzonte lunare…

Immortalare il sorgere della Terra

Avrebbero dovuto mandare dei poeti, perché non credo che abbiamo catturato, nella sua interezza, la magnificenza di quanto abbiamo visto.

Frank Borman, Astronauta della missione Apollo 8


Guardando Earthrise, possiamo solo immaginare il senso di meraviglia che devono aver provato i tre astronauti. Fino a quel momento, nessun umano aveva mai visto la Terra nel suo insieme, da quella prospettiva.
Per loro era stata una visione del tutto inaspettata.

Dettaglio della Terra tratto dall'immagine Earthrise
Earthrise, dettaglio della Terra.

Ingrandendo l’immagine, possiamo addirittura vedere alcuni continenti.
La Terra risulta ribaltata rispetto al punto di vista cui siamo abituati – vediamo chiaramente l’Antartide in alto a sinistra e l’Africa che si affaccia sull’Atlantico, con il Sud puntato a nord-ovest. Noi europei siamo troppo piccoli e nascosti dalle nuvole per essere visibili.

È curioso che l’apparizione della Terra sia stata frutto di una serie di coincidenze che non si erano verificate durante le prime tre orbite. 
In quel momento, Frank Borman aveva appena iniziato a far ruotare la navicella come previsto dal piano della missione, mentre Jim Lovell e Bill Anders erano occupati ad osservare e fotografare la superificie lunare. Se la Terra è apparsa nel campo visivo di Lovell e Anders, è grazie alla manovra di Borman e al suo (non ricercato) tempismo perfetto.

In occasione del 45° anniversario di Apollo 8, la NASA ha diffuso questo video che ci fa capire nel dettaglio come gli astronauti siano riusciti a catturare la bellissima Earthrise.

Purtroppo il video non è sottotitolato in italiano, ma ci tengo a riportare la trascrizione del dialogo tra gli astronauti.

Anders: Oddio, guarda cosa c’è là! È la Terra che sorge! Wow, se è bella!

Borman: (scherzando) Hey non fare quella foto, non è in programma.

Anders: Hai una pellicola a colori, Jim? Passami un rullino a colori, presto, per favore.

Lovell: Oh cavolo, è fantastica.

Anders: Sbrigati.

Lovell: Dov’è?

Anders: Presto

Lovell: Qui giù?

Anders: Passami un rullino a colori e basta. Sbrigati. Ne hai uno?

Lovell: Sì, ne sto cercando uno. C 368.

Anders: Uno qualsiasi. Presto.

Lovell: Ecco.

Anders: Beh, credo che l’abbiamo persa.

Lovell: Hey, ce l’ho qui [nella finestra del portellone].

Anders: Fammela prendere questa, è molto più visibile.

Lovell: Bill, l’ho inquadrata, si vede molto bene qui!

[click dell’otturatore]

Lovell: Presa?

Anders: Sì.

Lovell: Fanne diverse, fanne tante! Qui, dalla a me!

Anders: Aspetta un attimo, fammi mettere il settaggio giusto, calmati un po’.

Lovell: Fai -

Anders: Calmati, Lovell!

Lovell: Bene, l’ho presa – oh, è una foto bellissima…Duecentocinquanta a f/11.

[click dell’otturatore]

Anders: Okay.

Lovell: Adesso varia… varia l’esposizione un pochino.

Anders: L’ho fatto, ne ho fatte due da qui.

Lovell: Sei sicuro di averla catturata adesso?

Anders: Sì, la… - beh, tornerà di nuovo, penso.
Anders: Oh my God, look at that picture over there! There's the Earth comin' up. Wow, is that pretty!

Borman: Hey don't take that, it's not scheduled.

Anders: You got a color film, Jim? Hand me a roll of color, quick, would you?

Lovell: Oh man, that's great.

Anders: Hurry.

Lovell: Where is it?

Anders: Quick

Lovell: Down here?

Anders: Just grab me a color. A color exterior. Hurry up. Got one?

Lovell: Yeah, I'm looking' for one. C 368.

Anders: Anything. Quick.

Lovell: Here.

Anders: Well, I think we missed it.

Lovell: Hey, I got it right here [in the hatch window].

Anders: Let me get it out this one, it's a lot clearer.

Lovell: Bill, I got it framed, it's very clear right here!

[shutter click]

Lovell: Got it?

Anders: Yep.

Lovell: Take several, take several of 'em! Here, give it to me!

Anders: Wait a minute, just let me get the right setting here now, just calm down.

Lovell: Take -

Anders: Calm down, Lovell!

Lovell: Well, I got it right - aw, that's a beautiful shot…Two-fifty at f/11.

[shutter click]

Anders: Okay.

Lovell: Now vary-vary the exposure a little bit.

Anders: I did, I took two of 'em here.

Lovell: You sure you got it now?

Anders: Yeah, we'll get - well, it'll come up again, I think.

Notate l’entusiasmo di tre umani che per la prima volta vedono la Terra intera dallo spazio!
Dev’essere stato un bel traguardo arrivare là dove nessuno era mai giunto prima, ma in quel momento il loro sguardo meravigliato era rivolto alla Terra. Stavano sorvolando un nuovo mondo per la prima volta, eppure sono rimasti incantati dalla vista del loro pianeta natale.

Che cosa ci insegna Earthrise?

Guardiamo bene quest’immagine: è il frutto di un’impresa titanica di migliaia di individui, che a molte persone è costata così tanta fatica, e in alcuni casi anche la vita.
È incredibile come questi sforzi sembrino al tempo stesso ridimensionati e mastodontici, se osserviamo quella piccola pallina blu striata di bianco con gli occhi di chi l’ha immortalata per sempre.

Gli astronauti che hanno vissuto a bordo della Stazione Spaziale Internazionale dicono che da lassù non si vedono i confini geografici.
Dalla nostra vicina Luna non solo non si vedono i confini, ma ci rendiamo conto di quanto la Terra si perda nella vastità del cosmo.

Earthrise è un regalo prezioso di tre umani per miliardi di umani, perché ci ricorda che l’unica casa dell’umanità intera altro non è che una fragile sfera sospesa nell’infinito.
Dovremmo conservare questa visione ogni giorno e prenderci cura del nostro pianeta Terra, perché da lei dipende la nostra sopravvivenza.

Sarà anche un puntino nell’universo, ma è tutto ciò che abbiamo.

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